Buoni educatori

Chiedi a qualsiasi studente di quella cosa che può fare di lui o il suo successo e la risposta che si ottiene non sarà circa le aule ariose o grande parco giochi. Gli studenti parleranno invariabilmente di un insegnante specifico che li ha ispirati o li ha motivati a fare bene. La connessione tra uno studente e un insegnante è importante per il giusto tipo di apprendimento. Un bravo insegnante lo sa e cerca di creare l’atmosfera giusta in classe. Ci sono alcune cose che gli insegnanti di successo fanno e che incoraggiano gli studenti a fare meglio. Diamo un’occhiata ad alcuni di questi.

  1. Hanno obiettivi chiari: l’insegnante sa dove stanno andando gli studenti e rende il piano il più possibile creativo per gli studenti di raggiungere il loro obiettivo.
  2. 2. Hanno un senso di intenti: gli insegnanti non hanno il lusso di avere una brutta giornata. Sono in grado di vedere il quadro generale e il loro senso dello scopo è forte in modo da dare il meglio ogni giorno.
  3. Sanno quando ascoltare e quando ignorare: se un insegnante non ascolta mai gli studenti non può mai essere un buon insegnante. Dall’altra parte, se un insegnante ascolta sempre gli studenti e, è eccessivamente preoccupato per il feedback positivo fallirà anche.
  4. Hanno un atteggiamento positivo: i contrattempi temporanei non influenzano l’energia positiva. Buoni insegnanti hanno un umore ottimista e una buona energia.
  5. Hanno un senso dell’umorismo: l’umorismo è importante quando si tratta di studenti. Riduce lo stress e la tensione. Gli studenti si connettono con gli insegnanti che usano l’umorismo durante l’insegnamento.
  6. Essi lodano sinceramente: gli studenti hanno bisogno di incoraggiamento e di lode, ma se non è genuino può controfuoco. La lode deve essere ben meritata e dovrebbe incoraggiare gli studenti a fare ancora meglio.
  7. Sono pronti a provare nuovi strumenti: ci sono così tanti interessanti accadendo nel campo dell’istruzione. Un buon insegnante abbraccierà nuove tecnologie e sarà aperto a nuove idee. Per migliorare l’istruzione standard tutte le nuove idee sono i benvenuti.
  8. Non smettono mai di imparare: un bravo insegnante non smette mai di imparare. Restano aggiornati con il soggetto che insegnano. Anche se sono occupati, prendono tempo per imparare perché capiscono quanto sia importante l’apprendimento costante e coerente.

A parte tutti questi un buon insegnante, ovviamente, deve essere un maestro nel suo soggetto. Guardate questo sito e ottenere ulteriori informazioni. È vero che non è possibile per chiunque di conoscere tutto, ma un buon insegnante dovrebbe avere una profonda conoscenza del soggetto.

 

Migliori tecniche di insegnamento

Si dice giustamente che l’istruzione e l’apprendimento sono due cose diverse. Quando parliamo di educazione abbiamo il sistema di istruzione formale nella nostra mente. Pensiamo a una classe con studenti e un insegnante. L’insegnante dovrebbe spiegare un argomento e gli studenti dovrebbero prendere appunti e capire. L’apprendimento è diverso da questo. È più informale e non necessita di un contesto formale. Può accadere ovunque e ovunque. Se una persona è curiosa e vuole imparare un argomento o un soggetto può farlo in qualsiasi modo che si addice a lui. Una persona non deve sempre essere in una classe per imparare qualcosa. Guardiamo ad alcune tecniche didattiche che possono essere benefiche per gli studenti e anche essere migliori del modo tradizionale di insegnare. Ottieni maggiori informazioni qui su questo argomento interessante e importante.
1. Preparati prima della lezione: questo modello incoraggia gli studenti a leggere e preparare prima di venire alla classe. Ciò si traduce in una classe dinamica. Gli studenti possono imparare molto di più in questo modo. Le domande e i dubbi degli studenti sono più informati e conducono a discussioni migliori. Questo è anche conosciuto come il modello di classe capovolto.
2. Metodo di studio del caso: questo modo di insegnare è molto interattivo. Questo è anche noto come metodo di design thinking. Discussione di gruppo, analisi di gruppo, brainstorming, idee innovanti e creative sono il segno distintivo di questo metodo. Permette agli studenti di pensare fuori dagli schemi. Casi reali sono discussi per trovare soluzioni diverse e possibili.
3. Autoapprendimento: un uomo curioso imparerà in una determinata situazione. Per costringere gli studenti a imparare memorizzando testi di grandi dimensioni e poi riprodurli come risposte negli esami va contro il principio di base dell’istruzione. La chiave è quella di permettere agli studenti di concentrarsi ed esplorare le aree che li interessano da soli.
4. Gamifying: imparare attraverso i giochi è un metodo che è stato esplorato nelle scuole materne e classi elementari. Ora gli educatori si rendono conto che utilizzando questo metodo per gli studenti di tutte le età possono conferire istruzione in modo più efficace. Questa tecnica può mantenere gli studenti motivati e investiti nell’apprendimento.
5. Social media: espansione sull’utilizzo di giochi nell’istruzione, i social media possono essere utilizzati positivamente nelle aule. Gli studenti sono sempre connessi al loro social network e non avranno bisogno di molta motivazione per interagire con questo metodo. Ci sono molti modi innovativi per utilizzare i social media nell’istruzione.
Limitare l’istruzione a classi e modelli molto rigidi è solo danneggiare gli studenti. Se non siamo in grado di sfruttare la potenza di Internet e le nuove tecnologie, allora è una grande perdita. Prepariamo gli studenti ad essere pronti per il futuro nel miglior modo possibile

Anno iv numero

Lo stile di vita uno conduce e i valori della famiglia una stiva è cambiato dai giorni precedenti. Con il progresso tecnologico, le nuove priorità, il cambiamento delle norme culturali e i diversi nuovi mezzi di comunicazione creati da Internet hanno portato a cambiare il modo in cui si pensa e si agisce. Tuttavia, la famiglia è abbastanza pertinente e importante come i giorni precedenti, anche se ci sono state modifiche.

I giorni precedenti la definizione di famiglia era c’era un uomo (padre), le donne (madre) e i loro figli. I loro genitori potrebbero o non potrebbero stare con loro.  Oggi la definizione di famiglia è aperta e inclusiva.  La famiglia è composta da 2 genitori che saranno di qualsiasi genere e potrebbero essere sposati o meno. In alcuni casi, i bambini potrebbero essere adottati o potrebbero essere dal loro precedente matrimonio. A volte diventa complicato. Si potrebbe controllare più fonte IMP di informazioni per saperne di più su di esso.

Ci sono vari benefici che sono attribuiti a vivere insieme in famiglia e queste ragioni mantengono ancora una famiglia in questa epoca moderna.  La vita moderna mette così tanto stress e pressione sulla propria vita e queste sollecitazioni potrebbero essere affrontate facilmente se si vive con qualcuno piuttosto che Affrontale da solo. Le sfide che si affrontano nel mondo di oggi potrebbero essere gestite facilmente se si affronta con qualcuno. Di seguito sono menzionati diversi vantaggi di vivere in una famiglia.

Senso di appartenenza-una famiglia sana sarà in grado di soddisfare le proprie esigenze di appartenenza.

Le esigenze di base saranno fornite a tutti nella famiglia-compito di base della famiglia è quello di fornire i bisogni di base come cibo, riparo, acqua, abbigliamento, ecc ai membri della famiglia che sono in grado di provvedere a se stessi come disabili, anziani, minorenni o per coloro che non possono permettersi di vivere da soli.

Felicità e soddisfazione-ci saranno vari casi in cui in voi avrà grandi notizie o raggiunto qualcosa di grande, ma nessun corpo con cui condividerlo. Questo problema si verifica raramente se si vive in una famiglia. Famiglia moderna o tradizionale, indipendentemente dal fatto che tipo è, hanno in programma di viaggiare insieme, andare a diversi eventi insieme, andare a piedi nel parco, ecc. Passano molto tempo di qualità insieme. Le persone che soggiornano insieme alla famiglia sperimenteranno ogni giorno la felicità.

Ulteriore incentivo a condurre uno stile di vita sano-le persone che vivono insieme ai loro figli tendono a mangiare cibo sano, controlli sull’assunzione di alcol, smettere di fumare e così via. Di solito non dipendono dal fast food, dal cibo trasformato o dal cibo pronto per cucinare.

Raffaele Resta

La tecnologia educativa si occupa sia dell’hardware che del software. È molto essenziale che gli studenti sviluppino il loro apprendimento e migliorino le loro prestazioni. Utilizzando il processo tecnologico che possono sviluppare. È anche descritta come la tecnologia didattica ed è affidabile. Il contenuto che viene dato per l’apprendimento nel modulo di contesto può essere educato per mezzo di processo teorico e algoritmico. Attraverso l’educazione tecnologia educativa può essere integrato nella tecnologia per mezzo di modo positivo. Esso conduce alle diverse nell’ambiente di apprendimento e fare gli studenti di utilizzare le loro conoscenze e imparano a utilizzare la tecnologia, così come gli incarichi.

Per l’apprendimento e l’insegnamento, la tecnologia educativa agisce come uno strumento materiale che supporta nell’apprendimento e anche nell’insegnamento. Agli studenti viene dato il coaching online che viene fatto nell’apprendimento in aula. Il termine chiamato tecnologia educativa è utilizzato per la prima volta dagli Stati Uniti. Un tecnologo educativo nella mia azienda ha utilizzato per progettare, implementare e valutare il processo e gli strumenti al fine di migliorare l’apprendimento.

Nella società ora un giorno moderna tecnologia educativa che si basa sulla elettronica svolge un ruolo importante. Tecnologia dell’informazione e della comunicazione, tecnologia di apprendimento multimediale e tecnologia di apprendimento, ecc può essere incluso dalla tecnologia di istruzione. L’istruzione digitale diversa ha caratteristiche diverse. In pratica, la tecnologia è stata avanzata e il termine apprendimento virtuale implica la simulazione ambientale per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico. L’apprendimento virtuale non può essere insegnato in Aula ma attraverso la modalità sostitutiva. Si riferisce all’apprendimento a distanza e può essere consegnato con metodi diversi per mezzo di risorse multimediali, applicazioni di gestione del corso e videoconferenze. L’educazione virtuale fornisce il numero di opportunità nell’apprendimento come i giochi, dando maggiori opportunità agli studenti di imparare il contenuto in situazioni autentiche.

Il contenuto può essere studiato attraverso l’apprendimento adattivo tramite l’interfaccia individualizzata e strumenti di materiale. La persona riceve l’istruzione differenziata che apre la strada all’apprendimento digitale. Questa opportunità di apprendimento è offerta nei diversi luoghi e in vari momenti è chiamato come apprendimento intelligente. Il concetto di Smart City è l’apprendimento intelligente e offre molte opportunità di lavoro.

I bambini e le persone possono imparare molto più facile, più veloce e più accurato con meno spese e può essere ricondotto ai primi strumenti di apprendimento. Per i bambini vengono utilizzati diversi metodi di apprendimento dell’abaco. I mezzi di comunicazione utilizzati per gli scopi didattici appartengono al decennio del XX secolo.

Anno iii numero

La tecnologia educativa si occupa sia dell’hardware che del software. È molto essenziale che gli studenti sviluppino il loro apprendimento e migliorino le loro prestazioni. Utilizzando il processo tecnologico che possono sviluppare. È anche descritta come la tecnologia didattica ed è affidabile. Il contenuto che viene dato per l’apprendimento nel modulo di contesto può essere educato per mezzo di processo teorico e algoritmico. Attraverso l’educazione tecnologia educativa può essere integrato nella tecnologia per mezzo di modo positivo. Esso conduce alle diverse nell’ambiente di apprendimento e fare gli studenti di utilizzare le loro conoscenze e imparano a utilizzare la tecnologia, così come gli incarichi.

Per l’apprendimento e l’insegnamento, la tecnologia educativa agisce come uno strumento materiale che supporta nell’apprendimento e anche nell’insegnamento. Agli studenti viene dato il coaching online che viene fatto nell’apprendimento in aula. Il termine chiamato tecnologia educativa è utilizzato per la prima volta dagli Stati Uniti. Un tecnologo educativo nella mia azienda ha utilizzato per progettare, implementare e valutare il processo e gli strumenti al fine di migliorare l’apprendimento.

Nella società ora un giorno moderna tecnologia educativa che si basa sulla elettronica svolge un ruolo importante. Tecnologia dell’informazione e della comunicazione, tecnologia di apprendimento multimediale e tecnologia di apprendimento, ecc può essere incluso dalla tecnologia di istruzione. L’istruzione digitale diversa ha caratteristiche diverse. In pratica, la tecnologia è stata avanzata e il termine apprendimento virtuale implica la simulazione ambientale per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico. L’apprendimento virtuale non può essere insegnato in Aula ma attraverso la modalità sostitutiva. Si riferisce all’apprendimento a distanza e può essere consegnato con metodi diversi per mezzo di risorse multimediali, applicazioni di gestione del corso e videoconferenze. L’educazione virtuale fornisce il numero di opportunità nell’apprendimento come i giochi, dando maggiori opportunità agli studenti di imparare il contenuto in situazioni autentiche.

Il contenuto può essere studiato attraverso l’apprendimento adattivo tramite l’interfaccia individualizzata e strumenti di materiale. La persona riceve l’istruzione differenziata che apre la strada all’apprendimento digitale. Questa opportunità di apprendimento è offerta nei diversi luoghi e in vari momenti è chiamato come apprendimento intelligente. Il concetto di Smart City è l’apprendimento intelligente e offre molte opportunità di lavoro.

I bambini e le persone possono imparare molto più facile, più veloce e più accurato con meno spese e può essere ricondotto ai primi strumenti di apprendimento. Per i bambini vengono utilizzati diversi metodi di apprendimento dell’abaco. I mezzi di comunicazione utilizzati per gli scopi didattici appartengono al decennio del XX secolo.

 

Anno vii numero

L’educazione come tutto il resto sta attraversando grandi cambiamenti. Nei tempi moderni, è opportuno che anche il sistema educativo sia sottoposto a una trasformazione. Ciò che era giusto in precedenza non può essere preso al valore nominale. Ogni aspetto della nostra vita deve essere visto e rivisto con attenzione e l’istruzione non può essere lasciata fuori da questa lettura.
Siamo stati tutti istruiti in una classe orientata agli insegnanti. L’insegnante si trova nella parte anteriore e gli studenti affrontano l’insegnante in file e prendono appunti. Anche ora questo è il modo più comune di impartire la conoscenza. Ma questo faccia a faccia e l’insegnamento in Aula sta subendo alcuni grandi cambiamenti. Oggi nel XXI secolo e la tecnologia è una parte importante della nostra vita. Non possiamo negare l’importanza e l’influenza della tecnologia in tutto ciò che ci circonda.
Alcuni di questi cambiamenti sono guidati dalla tecnologia e dai tempi in cui viviamo. Allo stesso tempo, ci sono innovatori e pensatori che stanno costantemente spingendo la busta. Stanno uscendo con alcune grandi idee per quanto riguarda il sistema educativo. Alcune idee che potrebbero trarre beneficio da tutti noi sono:
1. Apprendimento basato sui problemi: questa è l’educazione pratica. Invece di insegnare solo in una classe, gli studenti sono incoraggiati a risolvere un problema praticamente. Questo è davvero un bene per la scienza e qualsiasi soggetto basato su applicazione. Anche le scienze sociali possono trarre beneficio da questo stile di apprendimento.
2. Integrare la tecnologia: l’uso della tecnologia nel modo giusto sta per essere un fattore importante nel campo dell’istruzione. Nel XXI secolo, la tecnologia governerà tutto ciò che facciamo. Gli insegnanti e gli studenti che capiscono questo diventeranno i leader. L’innovazione a tutti i livelli sarà guidata dalla tecnologia.
3. Imparare costruttivamente: si è sempre sentito e capito che gli esseri umani capiscono le cose e i concetti quando lo costruiscono realmente. Ciò significa che permettiamo agli studenti di creare i loro spazi di apprendimento e permettendo loro di essere membri attivi di tutto il processo di apprendimento. Ci saranno degli errori e l’intero punto dell’educazione è imparare dagli errori. Molte persone rifiutano questo perché questo è come uno stile di prova e di errore di funzionamento.
4. Istruzione basata sulle competenze: invece di controllare il processo di apprendimento gli studenti dovrebbero essere dato una mano libera. Persone diverse avranno una quantità di tempo diversa per imparare la stessa cosa. Questo dovrebbe essere rispettato. Gli studenti dovrebbero essere insegnati in base a ciò che sono capaci e non alla loro età o a qualsiasi altro fattore.

Ci sarà sicuramente vedere alcuni grandi cambiamenti nell’istruzione.Controlla questo link proprio qui ora per vedere come il sistema educativo sta tenendo il passo con i tempi moderni.    La cosa principale è accettare e abbracciare i cambiamenti con tutto il cuore.

 

 

Call for Papers

CALL FOR PAPERS 2015

Submission Deadline

Un lavoro con scadenza fissa andrà liscio e ottenere finito in tempo senza problemi legati al tempo. Quindi, lavorare con il termine impostato produrrà sempre risultati migliori senza alcun caos dell’ultimo minuto. I giornali presentati per la rivista prende radici diverse per i temi. Guardate questo sito Web per i temi e i temi secondari.

Will address different categories inside the Education, Didactic, culture, academic training area and papers are expected to fit broadly – but not exclusively – into one of the named themes and sub-themes.

The VEGA: Periodico di Cultura, Didattica e Formazione Universitaria / VEGA: Journal of Culture, Didactic and Academic training (VEGA journal) is a peer-reviewed international publication devoting to the investigations, original reports, articles that illustrate research results, multidisciplinary projects, surveying works, discussion papers, qualitative approach, experiences that describe significant advances in education, pedagogy, culture, academic training, communication and didactic. The journal aims to its credibility and reputation by publishing innovative contributions on every aspect of art and communication in their complexity.

The submission is in one of the following languages: Italian, English and Spanish. http://www.vegajournal.org/content/author-guidelines-

Interest areas:

  • Teachers and Staff training and education; Educational quality and standards; Curriculum and Pedagogy; Vocational education and Counseling; Ubiquitous and lifelong learning; Training programmes and professional guidance; Teaching and learning relationship; Student affairs (learning, experiences and diversity; Extra-curricular activities; Assessment and measurements in Education.
  • Pedagogic innovations; Challenges and transformations in Education; Technology in teaching and learning; Distance Education and eLearning; Global and sustainable developments for Education; New learning and teaching models; Multicultural and intercultural communications; Inclusive and Special Education; Rural and indigenous Education; Educational projects.
  • Educational foundations; Research and development methodologies; Early childhood and Primary Education; Secondary Education; Higher Education; Science and technology Education; Literacy, languages and Linguistics; Health Education; Religious Education; Sports Education.
  • Educational policy and leadership; Human Resources development; Educational environment; Business, Administration, and Management in Education; Economics in Education; Institutional accreditations and rankings; International Education and Exchange programmes; Equity, social justice and social change; Ethics and values; Organizational learning and change.

The criteria for acceptance of the papers in VEGA: Periodico di Cultura, Didattica e Formazione Universitaria / VEGA: Journal of Culture, Didactic and Academic training (VEGA journal), in order to submit a manuscript in to the journal, we accept original manuscripts, unpublished or those which are not in the process of evaluation by other publications after a double blind peer-review evaluation.

Author Guidelines VEGA Journal

As part of the submission process, authors are required to check off their submission’s compliance with all of the following items, and submissions may be returned to authors that do not adhere to these guidelines.

The submission is in one of the following languages: Italian, English and Spanish.

VEGA: Journal of Culture, Didactic and Academic training is a quarterly journal and publish a original essays of research or educational experience.

Journal è la registrazione delle attività in modo regolare. Ci sono vari campi in cui la rivista inserisce le sue impronte. Alcuni campi sono l’istruzione, le attività economiche, la formazione accademica, i dati culturali, la didattica e altri documenti. Le categorie sono così larghe e larghe, con molte aree da coprire. Per una copertura dettagliata dell’area, vedere questo qui

In order to submit a manuscript in to the magazine, we accept original manuscripts, unpublished or those which are not in the process of evaluation by other publications.

The opinions issued by the authors of the articles are their own  responsibility: ej. spell check – typing error – and syntax of the article.

The format of the document must be compatible with Microsoft Word 97 or any of its versions. The articles published, will be posted also in PDF format (Portable Document Format – Acrobat/Adobe).

The identification data of the authorship of the article will be required by the manager at the time of submission.

The VEGA journal is subject to a double blind peer-review and after the submission, the work will be sent to the relevant evaluating committee for making the first assessment of its content.

The extension of the work should be a maximum of 8,000 words and must conform to the standards of style for the drafting of documents.

The basic format is DIN-A4, 1.5 spaces. The typeface will be Times New Roman in 12 points. The numbering of headings, tables, graphs, and figures will follow the model set forth in the template of authors for the wording of articles that is available to the authors automatically.

The title of the article, the summary and the key-words should go in the original language and in English.

Articles have to include a summary/abstract of a maximum of 200 words.

The key-words must be picked up between 3 and 5 scientific terms representing the content of the article, if possible including the Thesaurus of ERIC-Education Resources Information Center. http://eric.ed.gov/?qt= To facilitate the search in the databases, the terms are separated by semicolon, by typing in lowercase the first letter of each keyword.

It is recommended that the research articles have the following structure: Title, Abstract, Key Words, Introduction, Theoretical Framework of the Research, Purpose, Objectives, Assumptions, Research Methodology, Findings, Conclusions and Sources consulted, Bibliographic references must be separated from the References Webgraphs.

The manuscript will follow the guideliness established by the Manual of Style: Publication Manual of the American Psychological Association (APA Style 6th).

Educazione, lettura e ipertestualità. La frammentazione del corpo del testo.

Education, reading and hypertextuality.

With electronic technology, writing, reading, interaction and communication between different actors, teachers, students, readers and writers has changed. The reversal of roles, or the overturning of the same prospects of read-write, to date require further investigation and research into the changes themselves learning. Education can not be separated, in the twenty-first century, by knowing and mastering electronic technology, with the aim of producing increased learning and even encouraged by the use of tools typical of everyday life. During the themes developing of re-mediation, the text layout and organization and location of the same phrases and words within a blank page or a spreadsheet, it offers an in-depth research on the issues outstanding, as proposed by Bolter, McLuhan, Dewey.

Keywords: education, reading, book, writing, learning, hypertext

Riassunto

Con le tecnologie elettroniche, la scrittura, la lettura, l’interazione e la comunicazione tra differenti soggetti, docenti, studenti, lettori e scrittori sono cambiate. L’inversione dei ruoli, o il capovolgimento stesso delle prospettive di lettura-scrittura, ad oggi richiedono ulteriori approfondimenti e ricerche in merito alle modificazioni stesse dell’apprendere. Educare non può essere scisso, nel XXI secolo, dal conoscere e padroneggiare le tecnologie elettroniche, con lo scopo di produrre apprendimenti aumentati e sollecitati anche dall’uso di strumentazioni proprie della quotidianità. Percorrendo e sviluppando le tematiche della ri-mediazione, della disposizione del testo e l’organizzazione e collocazione stessa delle frasi e parole all’interno di una pagina bianca o un foglio elettronico, si propone un approfondimento di ricerca sui temi in essere, secondo quanto proposto da Bolter, McLuhan, Dewey.

Parole chiave: educazione, lettura, libro, scrittura, apprendimento, ipertesto

Dalla ri-mediazione degli strumenti e dei  contenuti

Il passaggio da una tecnologia ad un’altra, oppure ricorrendo alla terminologia adoperata da Bolter (2002), durante questi momenti di ri-mediazione del media, differenti sono le modifiche che tali innovazioni apportano nel contesto culturale e sociale.

.  Le innovazioni sono immense in quasi tutti i campi, soprattutto in ambito culturale e sociale.  Ha aperto un nuovo modo di prospettive sotto ogni aspetto che ha creato nuove opportunità.  La maggior parte degli innovatori cerca tali aperture per eccellere nella loro carriera.  Ora, con il progresso della tecnologia, è più facile ora comunicare tra le persone di tutto il mondo. Si può facilmente rimanere in contatto con i tuoi amici ora.  Si può facilmente navigare a questi ragazzi con l’aiuto della tecnologia.

Con l’avvento di nuove tecnologie elettroniche, utilizzate per la trasmissione di informazioni tra pari, ma anche per la comunicazione uno a molti, secondo i teorici delle nuove tecnologie, in grado di raggiungere più utenti o uditori, si passò all’uso di differenti strumenti per comunicare, capaci di mantenere inalterata la distanza tra i due o più soggetti interessati dal medium e dal messaggio.

Queste continui aggiornamenti degli strumenti di comunicazione erano stati analizzati, in precedenza da Ong (1986) e di seguito da McLuhan (1982).

Nel contesto letterario, alcuni autori iniziarono a porsi quesiti in merito alle modificazioni, che le tecnologie elettroniche stavano apportando alle modalità di comunicazione, e scambio di informazioni.

 

I dubbi e le perplessità riguardavano le stesse forme di scrittura, che già dal 1909 con la proclamazione e diffusione del Manifesto del Futurismo, firmato F.M. Marinetti, iniziavano a diffondere nuovi approcci alla scrittura, con parole apparentemente poste in ordine sparso in contesti artistici e letterari definiti.

Il contrasto di Marinetti con la sintassi ha echeggiato nei primi anni del Novecento, caratterizzando il panorama artistico e letterario, suscitando quesiti in merito al concetto di pagina, alla organizzazione tipografica, oltreché alle modalità di stampa e scrittura dei testi.

Dalle prime dichiarazioni poetiche di Marinetti, sono nate poi opere d’arte, come quelle che realizzò Depero nel 1927 dal nome “Libro bullonato”, che il fondatore del futurismo aveva anticipato, muovendo anche dei primi riferimenti agli odierni e-text.

Secondo le ricerche scientifiche svolte, e i numerosi testi analizzati, si può collocare la creazione del termine e-text, dove la parola text è stata affiancata dalla e di electronic, a cavallo del biennio 1991-1992.

L’ultimo decennio del secolo precedente è stato scandito da numerose teorie sul testo digitale. La parola electronic, che oggi si lega in e-text, generando il termine testo elettronico, si ritiene sia maturata all’interno dei testi Writing Space di Jay David Bolter e Hypertext: The Convergence of Contemporary Critical Theory and Technology di George Landow, rispettivamente editi nel 1991 e nei primi mesi del 1992. Questi due autori sancirono in questi spazi cartacei, la nascita effettiva del “testo digitale”, che attualmente continua ad essere oggetto di studio di numerose ricerche.

Mentre di e-text ed e-paper, foglio elettronico, composto da materiale plastico e spessore molto ridotto era rientrato anche nelle futuristiche previsioni di Marinetti.

Nel 1915 l’ideatore futurista pubblicando la raccolta Guerra sola igiene del mondo, vi inserisce uno scritto del 1910, La guerra elettrica, presente nel volume Le Futurisme di Sansot, Parigi, 1911 in cui aveva immaginato il libro del futuro.

“Oh! Come invidio gli uomini che nasceranno fra un secolo nella mia bella penisola […] Questi uomini possono scrivere in libri di nichel, il cui spessore non supera i tre centimetri, non costa che otto franchi e contiene, nondimeno, centomila pagine (Marinetti, 1915)”.

L’autore di Cybertext, Aarseth nel 1997, in merito all’associazione dell’arte futurista con gli autori dell’ipertesto ha scritto che: “in 1987 Jay Bolter and Michael Joyce wrote that hypertext could be seen as a continuation of the modern ‘tradition’ of experimental literature in print which includes modernism, futurism, Dada surrealism, letterism, the nouveau roman, concrete poetry (1997, 89)”.

I numerosi interventi d’arte sugli oggetti per la lettura e le forme di scrittura, incentrati sull’aspetto sensoriale-percettivo, piuttosto che su quello visivo, si ripercuotono anche sulle opere letterarie realizzate nel primo trentennio del Novecento.

Noto è il componimento di Guillaume Apollinaire del 1916, Il pleut, parte della raccolta Calligrammes, poèmes de la paix et de la guerre, che include anche La colombe poingardée et le jet d’eau.

Propose con queste opere poetiche e grafiche, moderne modalità di disposizione dei testi nelle pagine, nuove possibilità di composizione e di interpretazione degli spazi, come poi riproporranno Joyce e Bolter nei loro studi sull’ipertestualità.

La disposizione delle parole, le dimensioni dei caratteri hanno subito l’influenza dell’arte, a sua volta parte di sperimentazioni tecnologiche, rilevante è l’esempio recentemente riproposto agli studiosi dal direttore del Media Lab di Harvard, Schnapp con Michaels nella serie Inventory Books della Princeton Architectural Press. L’interesse accademico, come nel caso dell’appena citata Università di Boston, ma soprattutto culturali hanno consentito, nel caso di Apollinaire, attraverso progetti ambiziosi come Internet Archive e Openlibrary.org la libera fruibilità, nella sua interezza dell’opera Calligrammes, come nella figura 1.

L’interesse verso queste innovative modalità di scrittura, negli anni Trenta permetterà la progettazione dei primi ipertesti, che solo a metà degli anni Sessanta, acquisirà il nome con cui oggi lo riconosciamo come tale (Bolter 2002, X-XI ).

Dalla lettura lineare all’ipertesto cartaceo

L’affermazione dell’ipertestualità, ancora prima del suo impiego ufficiale, richiamò a sé l’attenzione di molti scrittori, che a livello letterario, e in spazi cartacei ne proposero delle alternative “analogiche” esprimendo preoccupazioni e alternative.

Si è scelto di evidenziare con due autori già citati, degli esempi letterari dove fondanti sono la frammentazione dei testi e la necessità di “reconfiguring the author” (Landow, 2006).

Questo nuovo modo di intendere la letteratura, nel caso specifico i romanzi, nel seguito della ricerca si potrà comprendere come questo ha contribuito alla presenza degli odierni e-text ed e-book.

Per Bolter, come per McLuhan e Ong, vi è una relazione profonda fra le tecniche e le tecnologie di comunicazione e il modo in cui vediamo noi stessi il mondo. Vivere nel mondo della scrittura o in quello dell’oralità grafica significa non soltanto usare strumenti diversi, ma più profondamente essere diversi, pensare e agire in modo differente (Bolter 2002, XII).

Nel 1963 Julio Cortazár pubblica Rayuela, che in italiano verrà poi tradotto in Il gioco del mondo per l’editore Einaudi nel 1969, dall’autore stesso verrà definito un “anti-romanzo”.

l romanzo più famoso dello scrittore argentino, si apre con un “tablero di dirección”, una numerazione utile per guidare il lettore.

Come scrive Cortázar a prefazione del testo “este libro es muchos libros, pero sobre todo es dos libros”.

Quindi l’autore anticipa al lettore, che si troverà in presenza di più libri in un solo testo, e di seguito motiva tale affermazione, dicendo che il primo testo a lettura lineare termina alla fine del capitolo 56, lì incontrerà tre piccole stelle a indicare la parola “fine”.

Prosegue dicendo, che il secondo libro dovrà essere letto a partire dal capitolo 73, e alla fine di ogni capitolo verrà indicato quale capitolo leggere per proseguire nell’altra storia.

 

L’utilità del tablero de dirección sarà quella di assistere colui che legge, ed evitare che si perda nell’ordine differente dei capitoli, così in questa pagina possono essere incontrati e seguiti senza difficoltà.

 

In questo modo si leggono i capitoli delle prime due parti del libro inframmezzati dai capitoli della terza parte, quelli di cui si può fare a meno. La trama segue le vicende dell’argentino Horacio Oliveira a Parigi, nella prima parte del libro, e del suo rapporto con la Maga e con gli altri intellettuali che fanno parte della banda del Serpente a Buenos Aires. Nella seconda parte del libro, dopo il suo ritorno conseguente all’abbandono da parte della Maga, e la sua vita trascorsa con la fidanzata Gekrepten, compaiono il suo amico d’infanzia Traveler e sua moglie Talita.

 

Il libro è diviso in tre parti: “Dall’altra parte” o “Del Lado de allá”, dove si racconta del periodo a Parigi di Horacio; “Da questa parte” o “Del lado de acá “, dove sono narrate le vicende di Horacio dopo il suo ritorno a Buenos Aires; “Da altre parti (capitoli dei quali si può fare a meno)” o “De otros lados (capitulos prescindibles)”, che raccoglie episodi e personaggi minori, citazioni da libri e giornali, e soprattutto le riflessioni critiche e filosofiche dello scrittore fittizio Morelli, alter ego dell’autore.

 

L’attenzione rivolta a questo romanzo, è data dalla struttura che l’autore ha voluto dare alla disposizione dei testi, proponendo nello stesso testo due versioni del libro. La prima versione è depurata e sostanziale, anche se non si può dire che manchi né di approfondimenti, né di divagazioni. La seconda versione invece, pur se la storia di per sé non varia e non assume luci differenti, mantiene la sequenza dei capitoli del primo alternando dei nuovi capitoli a quelli esistenti, quindi fornendo ulteriori personaggi e interpretazioni altrimenti lasciate al lettore.

 

Questo testo rappresenta, per ordine cronologico, uno dei primi esperimenti di romanzo ipertestuale su carta, in cui è evidente la frammentarietà del testo in più capitoli, quasi indipendenti l’uno dall’altro, che solo nel 1985 Calvino definirà come iper-romanzo[i].

 

Un’altra opera riconducibile ad esperimenti di ipertestualità, intesa come possibilità di spaziare da un testo ad un altro mantenendone inalterato il senso, ma collegando e aumentandone il contenuto e le informazioni, aspetto che oggi si riscontrano nella “Augmented Reality” (Communications Strategies Lab 2012), è Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino (1979).

 

L’opera di Calvino, definita tra le sue realizzazioni più innovative, assieme a Il castello dei destini incrociati (1973), in cui ripropone l’analisi delle funzioni narrative delle carte da divinazione da cui “aveva avuto una prima impostazione negli scritti di M. I. Lekomceva e B. A. Uspenskij in La cartomanzia come sistema semiotico” (Calvino 1973, 113-114).

 

Nell’opera letteraria del 1979, cimentandosi con le teorie letterarie dell’epoca, costruisce una struttura complessa e raffinata in cui si intrecciano molte storie, nella forma di un metaromanzo ricco e vario. Come sintetizza nella premessa con “Credete di leggere ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore. E invece no.”, l’autore gioca con il lettore. Lo trascina in dieci storie diverse che s’interrompono ad ogni capitolo, dieci incipit immaginari di romanzi che esauriscono le possibilità dei generi letterari in cui Calvino si cala con maestria, e di cui realizzò uno schema esplicativo (fig. 3),

 

 

 

sulla base “dello schema d’alternative binario che Platone usa nel Sofista”(Calvino 1979, p. XIV).

 

Filo conduttore e cornice alla narrazione, è la storia del lettore e della lettrice: incontratisi in libreria ed entrambi incappati in questa specie di scherzo della casa editrice, che ha pubblicato “Se una notte d’inverno un viaggiatore” con un testo che non è quello, cercano di scoprire il mistero, di rimettere insieme il romanzo e di mettersi insieme loro, tanto più che il lettore si è innamorato della lettrice a prima vista.

 

Se una notte d’inverno un viaggiatore “è un romanzo sul piacere di leggere romanzi” -secondo la definizione che l’autore ne ha dato in una conferenza a Buenos Aires nel 1984- “protagonista è il lettore che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari. Tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro”.

 

Calvino nella sua opera appena citata manifesta un evidente interesse a nuove forme di scrittura, ispirate da quella presenza della tecnologia elettronica[ii], che lo affascinerà tanto da porla a soggetto, nel 1985 delle sue Six Memos for the Next Millennium[iii], ultima opera da lui redatta.

 

Nel capitolo undicesimo di Se una notte d’inverno un viaggiatore, l’autore, con la voce di alcuni lettori, vuole far riflettere colui che sta leggendo sulla struttura del testo, che con probabilità si è trovato disorientato di fronte ad un romanzo frammentato e allo stesso tempo lineare nella sua consequenzialità degli eventi e delle narrazioni.

 

“- La capisco bene, – interloquisce un altro lettore, alzando il volto cereo e gli occhi arrossati dalle pagine del suo volume, – la lettura è un’operazione discontinua e frammentaria. O meglio: l’oggetto della lettura è una materia puntiforme e pulviscolare (Calvino 1979, 1994, 298-299)”.

 

Mentre per dare a intendere una motivazione, che ha portato Calvino a scrivere più testi disgiunti, all’apparenza, in uno stesso romanzo dà voce ad un altro lettore:

 

 

“Anch’io sento il bisogno di rileggere i libri che ho già letto – dice un terzo lettore, – ma ogni rilettura mi sembra di leggere per la prima volta un libro nuovo. Sarò io che continuo a cambiare e vedo nuove cose di cui prima non m’ero accorto? Oppure la lettura è una costruzione che prende forma mettendo insieme un gran numero di variabili e non può ripetersi due volte lo stesso disegno? Ogni volta che cerco di rivivere l’emozione d’una lettura precedente, ricavo impressioni diverse e inattese, e non ritrovo quelle di prima. In certi momenti mi sembra che tra una lettura e l’altra ci sia un progresso […]” (Calvino 1979, 1994, 299-300).

 

 

 

 

La sperimentazione che Calvino avanza in Se una notte d’inverno un viaggiatore, simile alla precedente proposta di Cortázar in Rayuela, si approssima molto al tentativo di creare un ipertesto cartaceo, un iper-romanzo. Anche in letteratura accade che il racconto sequenziale cerchi di forzare e mascherare la sua coerenza: sono i casi in cui affiora nel testo il gioco delle anticipazioni, dei flash back, delle digressioni. In questa direzione vanno alcuni esperimenti di Cortazár e Calvino, autore, oltre che del testo citato inizialmente, anche del Castello dei destini incrociati.

 

 

 

 

Lettura ipertestuale per il lettore non lineare

 

 

 

 

Un ipertesto è composto da spezzoni individuali, o lessie, riprese dalla definizione di Barthes (1973), leggibili da un interfaccia elettronica in maniera non sequenziale. Il processo si attiva richiamando particolari parole definite collegamenti ipertestuali o hyperlink (Landow, 1992, 1997, 2006), che costituiscono una rete variamente incrociata di informazioni. Il sistema più conosciuto e più ampio è certamente il world wide web di Internet, che utilizza il linguaggio HTML, necessario per definire all’interno del testo istruzioni codificate per il suo funzionamento. Si può far risalire il concetto di ipertesto a Vannevar Bush che nel 1945 scrisse un articolo intitolato As we may think, in cui descrive un apparato di informazioni chiamato Memex. Nonostante questo non venga considerato un vero e proprio sistema ipertestuale, influenzò direttamente i due inventori riconosciuti, quali Ted Nelson e Douglas Engelbart.

 

Per quanto riguarda l’ambito scientifico è sicuramente uno strumento molto utile e funzionale; l’interrogativo si pone quando questo viene applicato alla narrativa, un campo che finora si è basato sulla struttura sequenziale nel quale l’autore prende per mano il lettore e lo accompagna in un viaggio da lui precedentemente prestabilito.

 

La multi – linearità rende labile la distinzione autore/lettore, nella gran parte dei programmi ipertestuali l’utente può passare da “autore” a “lettore” mediante un semplice comando: si tratta di due modalità che si possono interscambiare a piacimento.

 

Vi sono infatti diverse possibilità di intervento: l’autore ha il totale controllo sul programma, è colui che inserisce o cancella elementi di testo, decide il loro aspetto o formato; il lettore di solito non potrebbe intervenire sui link, ma solamente aggiungere certi tipi di nodi. Le differenze tra le due modalità tuttavia non sono prestabilite. In genere negli ambienti ipertestuali l’esplorazione procede per scelta del lettore, che seleziona, secondo i suoi criteri di curiosità e di conoscenza, processi di lettura associativa.

 

L’impiego di un supporto digitale rende possibile l’espansione del testo più volte con estensioni multimediali, quali altri documenti, brani musicali, immagini fisse o in movimento. Significativo è il concetto espresso da Derrida di “confine aperto del testo” e la conseguente impossibilità di parlare di interno coerente separato dall’esterno.

 

Landow parlando dell’apporto di Derrida alla definizione di hypertext, ricorda il contributo di teorici come Barthes (1982) e Foucault (1977), che parlano della necessità di una riconsiderazione della nostra idea dell’autore.

 

“Derrida, the experience of hypertext shows. gropes toward a new kind of text: he describes it, he praises it, but he can only present it in terms of the devices-here those of punctuation-associated whit a particular kind of writing (Landow 2006, 54)”.

 

L’ipertesto presenta un ordinamento reticolare in cui l’informazione viene segmentata e modularizzata; ogni sotto-unità viene chiamata nodo. Lo sforzo dello scrittore è quello di inserire gruppi di unità tematiche e frammenti di conoscenza che abbiano carattere di autosufficienza, evidenza rappresentativa ed efficacia comunicativa. Con il fine di circoscrivere la possibilità di un eccessivo disorientamento i progettisti mettono al servizio un graphical broswer o mappa di navigazione, strumento che contiene un diagramma con la mappa globale di tutti i nodi di cui l’utente si può servire per individuare immediatamente un punto specifico del documento. Diverse sono le tipologie di reti di associazione le quali costituiscono l’architettura logica e concettuale dell’ipertesto. Assiale o unicursale, costituita da un semplice percorso lineare dal quale si dipartono nodi di approfondimento nella forma di vicoli ciechi. Struttura arborescente o gerarchica, ramificata e dicotomica che vede i nuclei informativi predisposti nello spazio ipertestuale secondo un criterio di classificazione e di priorità. E infine ciclomatica, referenziale o associativa in cui i legami tra i diversi nodi non rispettano alcun vincolo rigidamente sequenziale. Quest’ultimo tipo è caratterizzato da una totale destrutturazione dell’impianto narrativo, paradigma di una scrittura che mette in gioco la sua conoscenza accettando la precarietà del passaggio e delle pluralità di centri di interesse e di percorsi di lettura.

 

Landow nel più recente Hypertext 3.0 (2006) dedica ampio spazio alle modificazioni, che lo stesso ipertesto porta all’autore, coinvolto in “collaborative writing” e “collaborative authorship” (2006: 136-140), alla scrittura dedicandosi alle modifiche “rhetoric and stylistics of writing for E-Space” (2006: 151-188), e alla riconfigurazione del testo “from Text to Hypertext” (69-70).

 

 

 

 

 

 

L’immagine (fig. 4) è stata proposta da Landow per approfondire le modificazioni apportate al testo in merito ai suoi limiti spaziali, ma come risulta anche dalle domande poste nell’immagine dall’autore, ci si chiede da dove inizierà a leggere il lettore.

 

Nella struttura assiale, citata in precedenza, è caratterizzata da un testo principale che è proposto su di un percorso lineare, ma prevede il prolungarsi verso l’esterno di collegamenti ciechi, che possono ricondurre a una nota testuale o altri approfondimenti dissociati gli uni dagli altri. Propone questo primo esempio di “axial structure” a partire dl riferimento testuale della New Oxford Annotated Bible, diffusa con le sembianze di un libro digitalizzato e contenente degli approfondimenti “search tool and various indices” ricavata sulla struttura di un ipertesto (Landow 2006).

 

La “Network structure of hypertext”, secondo il professore della Bown University, è riconducibile a prodotti testuali, tanto a libri quanto a pagine web, quindi ad oggetti che possano ricorrere alla “trasparenza” mediatica (Bolter 1991, 1993), e dunque mantenere la loro struttura ipertestuale senza dover dipendere dal media di diffusione. La struttura “network” è costituita da numerosi nodi, che sono a loro volta composti da lessìe, ovvero blocchi di testo, parole, frasi, che nella struttura ipertestuale si appropriano della multimedialità, integrando immagini, suoni e video.

 

La differenza della seconda struttura rispetto alla prima è data dai maggiori scambi di informazioni, percorsi alternativi, molteplici letture, che contraddistinguono i contenuti collocati in questa struttura ipertestuale, e forniscono numerosi dati al lettore.

 

In base alla struttura utilizzata cambierà il media proposto, ovvero l’uso ne condizionerà l’utilizzo, anche se nel contesto della editoria digitale, degli e-text ed e-book si tende ad “aumentarne” (Communications Strategies Lab 2012) il contenuto cercando di arricchire l’esperienza di lettura.

 

Il lettore sfoglia l’ipertesto passando da una lessia all’altra, e lo fa scegliendo, fra i vari percorsi disponibili, quelli che meglio rispondono ai suoi interessi, allo scopo della sua lettura, alle sue curiosità. Oltre che lessie testuali, un ipertesto può collegare fra loro anche brani sonori, immagini, brani video. In questo caso, si parla spesso di ipermedia. L’esempio più noto di ambiente ipermediale è il World Wide Web, l’immensa ragnatela di pagine multimediali disponibile sulla rete Internet. Ma anche un CD-ROM ha una struttura ipermediale: si naviga attraverso l’informazione scegliendo, attraverso il click del mouse, gli argomenti che vogliamo approfondire, i percorsi che ci interessa seguire, fra le diverse opzioni che ci vengono proposte.

 

 

 

 

 

 

Educare alla lettura digitale

 

 

 

 

 

 

 

La lettura, intesa come atto riflessivo, di un leggere che richiede tempo, comprensione, pazienza e apertura nel lettore che vuole approfondire e ampliare le sue conoscenze leggendo, esercitando quelle operazioni che la Wolf (2012) ha più volte richiamato, con esplicito riferimento alle connessioni sinaptiche e modalità di lettura.

 

D’altro canto c’è un libro, un oggetto per molti secoli definito nella sua forma, nonostante questa sia passata da un rotolo papiraceo, detto volumen, al prodotto editoriale, composto da pagine cucite e con una forma definita, rettangolare o quadrata, ma sempre ha continuato ad essere accomunato, oltre che all’utilità della trasmissione delle informazioni, al numero di sensi  che ha sempre richiesto e coinvolto nella lettura, passando dunque dall’oralità (Ong), ad altri due sensi, a volte tre, la vista, il tatto e in determinati casi l’olfatto.

 

Secondo queste percezioni materiche, vincolate all’apparato sensoriale ci si è abituati all’associazione visivo-percettiva, libro uguale testo materiale.

 

Nel secolo attuale, il XXI°, la materialità si sta perdendo, così dapprima sono comparsi i messaggi telefonici virtuali o SMS (Short Message Service), poi EMS (Enhanced Messaging Service) ed MMS (Multimedia Messaging Service), con tutto quello che poi ci ha consegnato la messaggistica immateriale, in quanto digitale e non cartacea.

 

Abituandoci a nuove modalità di comunicazione, dove è certo il mittente del messaggio, mentre incerto è il destinatario, dato che l’oggetto, veicolo del contenuto, in questo caso un telefono cellulare, ancor prima dello smartphone, permette la ricezione di messaggi di testo a distanza, secondo nuovi codici. La teoria dell’evoluzione dei media sociali, propria di Briggs e Burke (2010), ma anche di McLuhan (1982) è oggi imprescindibile approfondimento per l’area educativa, dove le teorie pedagogiche fino a questo momento realizzate, messe in atto e confutate devono essere rilette alla luce delle nuove strumentazioni a disposizione.

 

McLuhan (1982) ha parlato delle paure insite nei nuovi media, queste a loro volta sono generate dalla non conoscenza e padronanza dello strumento di uso comune, concependo quello che oggi viene spesso richiamato come analfabetismo di ritorno, dovuto alla non padronanza, conoscenza e uso di uno o più strumenti elettronici divenuti necessari per comunicare e, in alcuni casi, insegnare.

 

 

 

 

È fuori di dubbio che lo sviluppo tecnologico, risultato dall’applicazione della scienza, come ha affermato Ladrière, ha modificato il mondo del lavoro e anche il nostro modo di pensare. […] Quella informatica ha alimentato progetti di innovazione straordinari, sia per ridurre il disagio dei lavoratori costretti a raggiungere le sedi occupazionali, con il telelavoro, sia per facilitare l’avvicinamento al sapere a coloro che non avevano nel passato potuto accostarsi ad esso con la frequenza ai corsi di studio e di aggiornamento, impiegando la teledidattica e utilizzando la strategia largamente diffusa ormai dell’e-learning. (Rosati, 2004, 59).

 

 

 

 

Le tecnologie elettroniche hanno permesso alla comunicazione, ai contesti lavorativi, alle azioni proprie dell’insegnare, esercitate da un corpo docente consapevole, di avvicinarsi alla persona pur mantenendo le caratteristiche proprie dell’immaterialità, spesso fraintesa, così come avviene per la lettura elettronica.

 

Il non esserci materialmente  di un libro, azione che si verifica quando leggiamo sullo schermo di un computer, su di un tablet, uno smartphone o un eReader, non priva il testo del suo contenuto, ma modifica la percezione dell’oggetto stesso.

 

L’assenza di una forma definita e riscontrabile secondo la percezione visiva e tattile, dovuta alla mancanza delle fruscianti pagine, è evidente nel caso degli eBook o libri elettronici, riscontrabili nei formati .Mobi, .ePub ed altri standard più o meno condivisi, questo non è il caso del .Pdf che altro non è che un  testo convertito in formato portatile, ma non leggibile come un eBook.

 

La mancanza di una disambiguazione concreta del termine libro dall’odierno libro elettronico genera confusione, tanto nelle aspettative del lettore quanto nella comprensione stessa dell’oggetto, dato che colui che legge associa il termine libro ad un insieme di caratteristiche che non sono proprie dell’eBook, ove non esistono pagine, ma percentuali di lettura, stime su quanto si è letto, variabili a seconda della dimensione del carattere e della versione del file che stiamo leggendo, si è dunque dinnanzi a una lettura ipertestuale e non lineare.

 

Questo ha generato dapprima false aspettative sul libro stesso, che ora è prodotto di codici informatici, dove il contenuto non si deposita in forma permanente, ma è volatile, vanescente, dove viene meno il concetto stesso della proprietà del libro, dato che cambia la stessa possibilità di prestare, condividere e regalare un eBook, sostituito spesso da un talloncino di cartone colorato o da un messaggio email.

 

Qui non si propone una disquisizione in merito a quanto avvenuto fino ad oggi in area educativa, con riferimento esplicito alla lettura elettronica, ma si vuole porre evidenza sui fattori e su di alcune cause immateriali che, richiedono la riformulazione stessa del termine libro elettronico, che oggi dovrebbe essere chiamato Mobi, ePub, o con il nome di quale altro formato si presti alla lettura, come quotidianamente nominiamo dei file Doc e Pdf, associandone così, quasi per automatismo, dovuto all’esperienza e conoscenza pregressa, il possibile supporto necessario per la lettura e modifica degli stessi.

 

Il vincolo del termine libro, in lettori che si sono formati sulla carta è un ostacolo, un blocco, un limite e non offre alternative alla comprensione dello stesso, e dopotutto come richiama anche Lynch, in merito al termine digitale “[…] si tratta in generale dei metodi che permettono di tradurre un fenomeno analogico, fatto di infinite variazioni, in una sequenza di solo due elementi: 1 e 0, .” (Lynch 2011, 67).

 

Questo ci richiede dunque una nuova impostazione in riferimento al metodo adottato durante la lettura, che possa essere caratterizzato dalle esperienze e dagli atti, che lo stesso Dewey ha spesso sollecitato a compiere da parte dei suoi studenti, con il fine di comprendere, ricercare e crescere.

 

 

 

Nel dibattito pedagogico è evidente l’interesse nell’approfondimento e sviluppo di tali strumenti, propri della quotidianità, ma lontani dall’uso comune indiscriminato, dove, come ricorda Rossi “se per l’educatore è importante scegliere le informazioni e i contenuti, non meno rilevante è renderli accessibili alle capacità ricettive dell’educando” (2014, 52-54), oggi caratterizzate dall’uso delle strumentazioni elettroniche e social media tanto per la scrittura quanto per la lettura.

 

 

Conclusioni

 

 

La forma ipertestuale non è un’invenzione dell’informatica -le note a piè di pagina, le glosse, i meccanismi di rimando incrociato all’interno di un’enciclopedia non sono che alcuni esempi di strutture ipertestuali già presenti nella tradizione gutemberghiana- ma indubbiamente raggiunge la sua piena maturità solo attraverso il computer, che permette di costruire strutture ipertestuali, o ipermediali complesse, e di navigare con facilità al loro interno. E la strutturazione ipertestuale dell’informazione si rivela in molti casi potente e preziosa: un manuale tecnico, o un’enciclopedia, in un ambiente di questo tipo possono offrire soluzioni ottimali per integrare fra loro testo scritto e contenuto multimediale.

 

L’ipertesto è stato spesso visto come lo strumento da usare per permettere la “liberazione” dal paradigma chiuso e autoritario rappresentato dal testo lineare, una vera e propria arma di battaglia in grado di decostruire la tradizionale rigidità del testo, di sostituire il paradigma dell’“apertura” a quello della strutturazione, di dar voce al carattere intrinsecamente frammentario e multilineare del pensiero post-moderno[iv].

 

Questa concezione dell’ipertesto ha portato a mettere in ombra il fatto che la strutturazione ipertestuale dell’informazione non deve affatto corrispondere necessariamente a un disordinato affastellarsi di frammenti collegati fra loro in maniera più o meno casuale. Al contrario, ogni ipertesto ha una propria struttura ben determinata tanto da essere rappresentabile e analizzabile matematicamente, attraverso grafi, ipertesti diversi possono avere gradi di complessità ipertestuale diversa, in grado di rispondere alle caratteristiche specifiche di tipi diversi di informazione, o ai particolari obiettivi che ci siamo posti.

 

Le tecnologie didattiche multimediali, in cui possiamo includere l’eReader e l’eBook come oggetto a supporto dell’azione educativa, vengono intese, come insieme di abilità da insegnare agli studenti, che vanno dalla costruzione del testo, inteso come progettazione grafica e tecnologica, alla capacità di risolvere problemi; il compito del docente diventa quello di fornire abilità, piuttosto che informazioni e conoscenze.

 

Il docente dovrà porsi come elemento di interposizione tra gli strumenti informatici e gli studenti che accedono ad esse. Dovrà assumere ruolo di guida e di facilitazione, saper scegliere quali tecnologie proporre e promuovere nello studente una competenza intesa come consapevolezza di saper agire, reagire e co-agire pensando. Questo per apprendere, costruire e co-costruire una cittadinanza consapevole. L’uso delle TIC offre agli insegnanti una pluralità dell’offerta, che a seguito di un rilievo e consapevolezza delle differenze individuali, potrà valorizzare il potenziale cognitivo e umano di ognuno. Ne deriva la necessità di ridefinire i processi di insegnamento- apprendimento degli alunni, che hanno bisogno di proposte plurali, differenziate e flessibili, al fine di valorizzare le molteplici forme di intelligenza.

 

Contestualmente si sottolinea la necessità di disporre di strumenti di valutazione in grado di fornire informazioni sull’identità cognitiva dei singoli alunni, come nell’applicazione del questionario CHAEA sugli stili di apprendimento (Bocciolesi, 2012), indispensabili per introdurre nelle attività didattiche le opportune differenziazioni. L’azione dei docenti dovrà mirare a far acquisire agli studenti gli strumenti e il metodo attraverso i quali essi possano costruire il proprio sapere ed utilizzarlo per dare “significato” al “vivere in società” in modo autonomo, collaborativo e responsabile.

 

In quest’ambito il docente deve:

 

– aver ben chiari gli obiettivi che vuole perseguire e valutare criticamente se davvero la tecnologia offre un supporto, uno stimolo, un valore aggiunto al processo di apprendimento;

 

– sapere valutare la qualità del software o in generale degli strumenti, che dovrebbero favorire criticità e ragionamenti, quali saper selezionare, trovare relazioni causa-effetto, ipotizzare, dedurre, prendere decisioni, trovare soluzioni;

 

– rifuggire dalla suggestione delle mode tecnologiche passeggere, acquisendo la capacità di valutare quali pratiche possono rivelarsi davvero efficaci e avere la possibilità di radicarsi nel tempo;

 

– guidare ed accompagnare lo studente nel percorso di acquisizione di conoscenza e consapevolezza fornendo opportunità di apprendimento collaborativo, partecipando al processo conoscitivo degli studenti come discente e docente al tempo stesso.

 

Solamente dopo aver compreso il valore delle tecnologie educative nel contesto didattico, si sarà capaci di selezionare gli adeguati strumenti multimediali, atti a favorire l’avvicinamento a nuove forme di lettura, composta da immagini, video, suoni, collegamenti ipertestuali o link.

 

Con le “nuove tecnologie” lo stile educativo dovrà essere democratico e non impositivo, di partecipazione e di scambio generazionale, di gioiosa collaborazione con i compagni e con i docenti stessi poiché, nel campo dei media, gli insegnanti hanno molto da imparare dai loro alunni quanto a conoscenze quotidiane e abilità pratiche, ma molto da dare in termini di metodo, di saggezza ed esperienza di vita, di quadri culturali ed etici indispensabili per ben ‘navigare’ nell’oceano dei media. L’alunno si sentirà motivato a svolgere abitualmente attività di encoding e decoding, che gli permetteranno di decostruire e ricostruire la rappresentazione” veicolata dai media e potrà comportarsi come soggetto informato e critico.

 

L’apprendere ad apprendere, “avvertito da Bateson, è innegabile che comporti un giusto e doveroso recupero dell’educazione permanente con tutte le implicazioni che richiedono apertura al dialogo, flessibilità concettuale, creatività personale ed originalità, ma esige al tempo stesso la capacità di tradurre le conoscenze apprese in strumenti dell’azione (Rosati, 2008, 92-93).”

 

 

 

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[i] Il termine “iper-romanzo” è stato utilizzato per la prima volta in italiano da Italo Calvino all’interno del ciclo di conferenze, che avrebbe dovuto tenere presso l’Università di Harvard nel 1985, poi pubblicate postume nelle Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio. Il significato che Calvino dava al termine iper-romanzo era di luogo “d’infiniti universi contemporanei in cui tutte le possibilità vengono realizzate in tutte le combinazioni possibili”; dove può valere “un’idea di tempo puntuale, quasi un assoluto presente soggettivo”; dove le sue parti “sviluppano nei modi più diversi un nucleo comune, e che agiscono su una cornice che li determina e ne è determinata”; che funziona come “macchina per moltiplicare le narrazioni”; “costruito da molte storie che si intersecano” (Calvino [1985] 1988).

 

[ii] Ogni lezione prende spunto da un valore della letteratura che Calvino considerava importante e che considerava alla base della letteratura per il nuovo millennio. L’ordine delle lezioni non è casuale; segue infatti una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante (la leggerezza) e si procede con la trattazione di quelle meno essenziali.

 

Le sei lezioni di Calvino erano incentrate su altrettante parole chiave, e valori, quali: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Consistenza, ma la sesta lezione non fu terminata.

 

Le sei qualità o specificità lette con gli occhi di oggi, si scoprono appartenere a quella nuova sensibilità culturale e sociale emersa sul finire del XX secolo in concomitanza con una evoluzione del sistema dei media, accelerata dalla convergenza tra le tecnologie digitali e le reti di comunicazione.

 

Ogni lezione può essere collegata ad alcune delle opere più famose dell’autore: per esempio, il tema della leggerezza è affrontato in I nostri antenati e Il barone rampante; Il sentiero dei nidi di ragno è invece collegato alla rapidità. Procedendo in questo modo, si possono collegare l’Esattezza a Le cosmicomiche e a Ti con zero; la Molteplicità a Se una notte d’inverno un viaggiatore, la Visibilità a Le città invisibili.

 

Innumerevoli, in ogni lezione, sono i rimandi ad autori e testi letterari della tradizione occidentale. Talvolta gli esempi citati sono dei più disparati, spaziano dal Medioevo alla contemporaneità, dalla letteratura americana a quella italiana, ma Calvino riesce a unirli in una trattazione sistematica e coerente, in cui il filo conduttore è determinato dalla caratteristica presa in esame.

 

[iii] Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio è un libro basato su di una serie di lezioni scritte da Italo Calvino nel 1985 per il ciclo di sei lezioni all’Università di Harvard nell’ambito delle prestigiose “Poetry Lectures” – intitolate al dantista e storico dell’arte americano Charles Eliot Norton -, previsto per l’autunno di quell’anno, ma mai tenutesi a causa della morte di Calvino avvenuta nel settembre 1985.

 

L’autore aveva finito tutte le lezioni tranne l’ultima di cui si parla nella ricerca. Il libro venne pubblicato postumo nel 1988. Quando Calvino morì, non aveva ancora pensato a un titolo italiano. La moglie Esther Judith Singer racconta che «aveva dovuto pensare prima al titolo inglese, Six Memos for the Next Millennium, ed era il titolo definitivo» (Barenghi 1995, 295) La prima edizione post mortem uscì infatti in inglese. Il titolo Lezioni americane deriva dal modo in cui Pietro Citati, che era solito visitare in quell’ultima estate lo scrittore ligure, aveva l’abitudine di chiamarle (Asor Rosa 2001, 65-66. Anche l’aneddoto su Pietro Citati è stato tramandato da Esther nel testo di Einaudi).

 

 

[iv] Si vedano in particolare Landow (1992, 1997).

I millennial. I tratti di una generazione, la difficile maturazione

Millennials. The traits of a generation, the problematic maturation

Jacopo Bernardini

Università degli Studi di Perugia, Dipartimento di Scienze Politiche, Perugia, Italia

Abstract

The millennial label is being increasingly attributed to the contemporary youth in an attempt to differentiate and circumscribe a vast and multiform generational class, yet extraordinary homogeneous for several characteristics. We will look at three of those characters that mostly identify such class: the unique connection with technology, socio-political pragmatism and tendency to presentism. Characters that can be associated with unprecedented and uncertain visions of the future, work and family and, therefore, the very concept of social maturity.

Keywords: millennial, digital, adulthood, generation

Riassunto

Sempre più spesso, ai giovani contemporanei viene attribuita la particolare etichetta di millennial nel tentativo di distinguere e circoscrivere una classe generazionale vasta e multiforme, ma che trova in alcuni tratti una straordinaria omogeneità. In questa sede, saranno presi in esame tre dei caratteri che maggiormente identificano tale classe: il particolare rapporto con la tecnologia, il pragmatismo socio-politico e la tendenza al presentismo. Caratteri associabili a visioni inedite ed incerte circa il futuro, il lavoro e la famiglia e, dunque, al concetto stesso di maturazione sociale.

 

Parole chiave: millennial, digitale, adultità, generazione

Introduzione

 

Il termine millennial sta godendo di una diffusione sempre maggiore, sia nelle scienze sociali che nel linguaggio comune – in particolar modo negli Stati Uniti. È usato per identificare coloro che sono nati tra i primi anni Ottanta e i primi anni del 2000: la generazione Y, ovvero, e, secondo alcune classificazioni, parte della cosiddetta generazione Z. Numerosi gli studi che, in tempi recenti, hanno cercato di delineare i caratteri di una classe generazionale vastissima, variegata e, spesso, di difficile comprensione in quanto massima espressione del mutamento postmoderno. In questa sede, saranno presi in analisi tre dei tratti che maggiormente li distinguono dalle generazioni precedenti: la natività digitale, il pragmatismo e l’indole presentista. Tutti questi tratti sono letteralmente importanti nell’ambiente attuale.  Per quanto riguarda lo scenario attuale, la crescita della tecnologia in ogni settore, dalla produzione all’industria medica, è favolosa.  Ogni giorno le innovazioni e i gadget tecnologici rendono la vita più semplice di prima.  Proprio comunicando da un capo all’altro del mondo è reso possibile con il progresso della tecnologia.  Allo stesso modo, ha anche aperto un modo per trovare soluzioni a molti problemi in passato.   Molti siti web online servono con la directory per soddisfare una necessità.  Le modifiche diventano prominenti in ogni campo. In ultima analisi, sarà inoltre osservato come tali tratti possano essere letti come indice di una sorta di immaturità generazionale e del reale valore di tale considerazione.

 

Digitali, pragmatici, presentisti

 

Una delle caratteristiche più frequentemente associate ai millennial è la cosiddetta natività digitale. Sebbene non esistano precisi limiti demografici per classificare un individuo come indigeno digitale, con questo termine viene solitamente intesa una persona nata durante gli anni dello sviluppo tecnologico, cresciuta in costante e significativo contatto con questo e, dunque, grande conoscitore delle tecnologie digitali.

 

Numerosi studi hanno correlato percezione individuale e tecnologia, con particolare riferimento alla natività in un contesto tendente al digitale e al tecnologico o completamente digitalizzato. Tapscott (1998) è stato uno dei primi a parlare generazione digitale, in difesa dei giovani del tempo, spesso considerati immaturi e irresponsabili poiché grandi fruitori di videogiochi e appassionati di internet. La tesi dello studioso – sviluppata e aggiornata in seguito da Gary Cross (2008) – è che chi è cresciuto assieme alla tecnologia videoludica, all’evoluzione di internet, alla digitalizzazione dei media, e allo sviluppo tecnologico in generale, ha mantenuto un paradigma che attribuisce una valenza significativa alle tecnologie. Una valenza inedita e, spesso, inconcepibile per le generazioni precedenti. La rete, allora, diviene luogo primario di socializzazione, il videogioco non è più prerogativa adolescenziale, l’informazione tramite blog e forum ha stessa valenza di quella trasmessa da canali mediatici ufficiali. I nativi digitali sono i testimoni della graduale maturazione che la tecnologia ha avuto e che loro stessi hanno vissuto in prima persona. Sono maturati di pari passo con la stessa, acquisendo una visione che la elegge a mezzo primario e superiore per l’espletamento di innumerevoli dinamiche sociali e individuali.

 

Sebbene il suo pensiero sia successivo a quello di Tapscott, il primo a parlare di nativi digitali nell’accezione usata oggi è Prensky (2001), da molti riconosciuto come lo stesso fondatore del termine. I suoi studi partono da un assunto: la percezione dell’individuo varia in base al contesto storico e sociale in cui è inserito. Cosa ormai appurata nelle scienze sociali, così come è stato ampiamente dimostrato dalle neuroscienze che lo stesso cervello umano a mutare dal punto di vista fisico in base all’ambiente circostante. Ed oggi, cultura e contesto umano stanno mutando in maniera esponenziale e “tutti, per adattarci e prosperare in questo contesto, abbiamo bisogno di ampliare le nostre abilità. La tecnologia sta già facendo succedere tutto ciò: sta estendendo e liberando le menti in tanti modi efficaci e vantaggiosi. E continuerà a renderci migliori e più liberi, ma solo se la svilupperemo e la utilizzeremo in modo saggio” (Prensky 2013, p. 10). Prensky parla di saggezza digitale derivante dall’intelligenza digitale, possibile solo in chi riesce ad approcciarsi nella misura migliore e maggiormente consapevole alle nuove tecnologie e quindi allo stesso contesto contemporaneo che si è venuto a creare. Sono loro – i nativi digitali – ad esservi naturalmente predisposti e dunque maggiori conoscitori e migliori fruitori della stessa. Sono loro i saggi digitali, ed è loro il compito di trasmettere alle generazioni precedenti le proprie innate conoscenze tecnologiche. Ribaltando la simmetria tradizionale del rapporto pedagogico: i giovani insegnano e gli adulti imparano (Bernardini 2012).

 

In ultima istanza, il punto di vista di due italiani: Paolo Ferri e Arturo Marcello Allega (2013). I due studiosi muovo dalle tesi di Prensky per circoscrivere il fenomeno della natività digitale ai giovanissimi – potremmo chiamarli tardo-millennial – coloro nati nel nuovo millennio o, in misura meno evidente, coloro che oggi hanno meno di 18 anni. Tutti gli altri, sono nativi digitali spuri in quanto non hanno avuto una precoce esperienza diretta degli schermi interattivi digitali o della navigazione in internet. I nativi digitali puri vivono sullo schermo: per esprimersi, apparire, comunicare e stabilire relazioni sociali e affettive. Il modo in cui vedono e costruiscono il mondo è differente. Puri e spuri, tuttavia, condividono un approccio all’apprendimento determinato dal multitasking: studiano o lavorano mentre ascoltano musica, chattano con gli amici, controllano il social network, mentre il televisore resta acceso in sottofondo. Il problema del sovraccarico cognitivo viene risolto attraverso il continuo passaggio da un media all’altro, tramite una sorta di zapping consapevole tra differenti fonti di apprendimento e di comunicazione, che avviene in maniera non lineare e creativa. Entrambi, inoltre, utilizzano “una logica abduttiva, procedono attraverso una scoperta multi-prospettica e multi-codicale del senso dell’oggetto culturale o di apprendimenti che esplorano costruendosi man mano gli strumenti e le strategie adatte. Imparano dagli errori e attraverso l’esplorazione, piuttosto che mediante un approccio storico o logico sistematico” (Ferri & Allega 2013, p. 5). Inoltre, la condivisione con i pari, la cooperazione, l’utilizzo di differenti approcci al problema dato e di molteplici codici e piani di interpretazione per risolverlo li differenziano radicalmente rispetto agli adulti.

 

Tale naturale predisposizione alla tecnologia è stata spesso associata ad una generalizzata apatia e una sorta di indifferenza nei confronti della collettività e delle questioni socio-politiche. Nel 2007, Thomas Friedman conia il termine generazione Q o generazione quieta per descrivere quella dei millennial come una generazione di giovani passivi, indolenti, cinici e qualunquisti, che rifiutano di impegnarsi in qualsiasi tipo di attività e preferiscono passare il loro tempo davanti al computer. Solo in apparenza idealisti ed attivi: si considerano impegnati nella costruzione di un mondo migliore, ma, in realtà, non partecipano in alcun modo alla tradizionale discussione politica e sociale. Non hanno quindi alcuna influenza nell’opinione pubblica, nell’agenda politica e nel comportamento elettorale.

 

La provocazione di Friedman, in realtà, può essere letta in termini completamente diversi se associata ad un altro tratto spesso riconosciuto ai millennial: il pragmatismo. I giovani contemporanei sono distinti da una visione socio-politica tendenzialmente razionalista e decisamente distante da credi, valori e ideali delle generazioni precedenti. Ma è perlopiù distante da ideali e ideologie in generale: il loro approccio è deduttivo, scettico e realista. La loro è stata definita una politica pragmatica piuttosto che una politica ideologica (Pew Research Center 2010). Spesso considerano superate le vecchie concezioni di destra o sinistra. Così come considerano l’attivismo politico della rete alla stregua di quello espletato in piazza (Cristofori 2013). Quando devono prendere una posizione, tendono a definirsi, perlopiù di sinistra, o liberali. Anche in mancanza di una reale auto-collocazione politica, il loro pensiero è perlopiù associabile a valori e disposizioni di carattere liberale. In particolar modo in merito alle tematiche dell’omosessualità, la famiglia e la divisione dei ruoli: “not only are Millennials more likely than other generations to say they are politically liberal, but they stand out as significantly more liberal than other generations in terms of social values. On an index composed of questions about family, homosexuality and gender roles, members of Generation X are somewhat more conservative than Millennials but are more similar to them on social values than are the […] older generations” (Pew Research Center 2010, p. 73).

 

Nonostante ciò, tendono ad essere sempre più isolazionisti, in quanto considerano svantaggiata la loro generazione e ostile lo scenario socio-economico. La loro riflessione può essere riassunta nella domanda “perché aiutare gli altri se non riusciamo nemmeno ad aiutare noi stessi?”

 

Appare dunque semplicistico definirli quieti o apatici; è forse più corretto qualificarli come scettici, disillusi, pragmatici, razionali. E tendenzialmente – perché no? – di sinistra, seppur secondo modelli e classificazioni da loro spesso disconosciuti.

 

Abilità tecnologiche, razionalità socio-politica e assenza di legami ideologici col passato fungono da premessa ad un terzo tratto riconducibile ai millennial: la loro disposizione prettamente presentista. L’indole, ovvero, a vivere la vita giorno per giorno: qui ed ora, tutto e subito, senza particolari visioni, progetti o preoccupazioni che tengano in considerazione il futuro. L’esistenza delle nuove generazioni, quindi, tende a non essere più progettata lungo una linea che va dal passato al futuro: le decisioni vengono prese al momento, sulla base di esigenze e desideri legati esclusivamente alla situazione e al contesto. Tale rappresentazione, da un lato è certamente riconducibile al carattere postmoderno del presentismo (Rosa 2003). Dall’altro, può essere correlata alla forte ambizione dei giovani, alla sicurezza che nutrono in se stessi e nelle proprie capacità, alla consapevolezza delle innumerevoli possibilità che la società ha aperto alla loro disposizione. Condizioni che li portano a rimandare l’inserimento occupazionale in vista del lavoro perfetto e che dia soddisfazioni. A delegare la stabilità affettiva e la progettualità a lungo termine, optando piuttosto per una perpetua sperimentazione. Al punto che il loro atteggiamento è stato definito – più che una razionale presa di coscienza delle dinamiche sociali postmoderna – un’esuberanza irrazionale, un eccesso di fiducia in se stessi al limite della psicosi collettiva (Twenge 2006).

 

Come sottolineano Laize & Pougnet (2007), di fatto, i millennial sono avidi di novità. Sia nella vita professionale che nel privato, gli esponenti di questa generazione rifuggono la routine, la noia e le restrizioni e cercano costantemente nuovi stimoli per dare una risposta alle loro capacità di adattamento. Programmano di cercare dei lavori che offrano loro l’opportunità di imparare e di crescere, senza alcun timore dell’incertezza legata al cambiamento. Anzi, come afferma Chaminade (2007), essi creano il cambiamento variando sia il brand sia il lavoro; prosperano nell’ambiguità e nell’incertezza. Hanno una concezione delle relazioni umane largamente influenzata dagli strumenti informatici e digitali. Il sociologo Andy Furlong (2013), ha descritto gli esponenti di questa generazione come ottimisti, impegnati, partecipativi, competitivi e fortemente inclini al gioco di squadra. Lo studioso David Burstein (2013, p. 3) ha definito il loro approccio al mutamento sociale come un pragmatico idealismo: “a deep desire to make the world a better place combined with an understanding that doing so requires building new institutions while working inside and outside existing institutions”.

 

Conclusioni: una diversa concezione di maturazione

 

Le tre qualità discusse in questa sede presuppongono necessariamente una diversa transizione all’età adulta dei giovani contemporanei. Spesso, tuttavia, sono state correlate ad un’inedita e diffusa incapacità maturativa.

 

La predisposizione presentista dei millennial, in particolare, è stata più volte associata ad una generalizzata inabilità di maturare e responsabilizzarsi. Il restare fino a tardi a casa dei genitori, l’optare per la convivenza piuttosto che per il matrimonio, l’esaltare il divertimento e il tempo libero, rifuggendo le responsabilità del lavoro e della famiglia sono tutte tendenze contemporanee spesso elette a modelli comportamentali di intere generazioni. I giovani odierni sembrano non avere alcuna intenzione di diventare adulti, proprio a causa delle loro particolari ambizioni, razionalità, abilità tecnologiche, nonché l’assenza di valori ed ideali tipici del passato. I ventenni e i trentenni contemporanei passano giornate a chattare o giocare davanti a un monitor, attendono anni un lavoro che sia per loro stimolante, vivono e consumano nell’immediato piuttosto che progettarsi un futuro, preferiscono rapporti occasionali piuttosto che relazioni affettive stabili.

 

I millennial sono dunque degli eterni immaturi? È una generazione destinata a vivere una giovinezza fasulla e costante e non raggiungere mai l’adultità?

 

Di fatto, i paradigmi legati alla transizione all’età adulta restano ad oggi fondati su indicatori classici e su un modello standard di maturazione (Bernardini 2012; 2013). L’ingresso nell’età adulta è tutt’oggi associato principalmente al superamento di determinate soglie: il disporre di un lavoro fisso, le relazioni stabili, l’indipendenza abitativa e la genitorialità. Indicatori sociali di maturazione ancora fissati nella struttura della valutazione e del riconoscimento sociale che divengono punti di riferimento essenziali per l’attribuzione dello status di adulto. E che, tuttavia, nell’attuale contesto postmoderno, perdono di significato per le giovani generazioni in transizione verso l’adultità. Sono indicatori classici che, pur permanendo ad un livello sociale, sono stati gradualmente posticipati, ridimensionati nel valore individuale attribuito, e sempre maggiormente relegati ad un piano ideale ed astratto. È stato lo stesso Mannheim (1928) ad affermare che è il contesto storico e sociale che determina i caratteri generazionali. Ed il contesto in cui i nuovi giovani si ritrovano a dover crescere e maturare è ben diverso da quello in cui si è andato sviluppando il concetto stesso di maturazione. È un contesto presentista, incerto e mutevole, in cui il lavoro e la famiglia diventano necessariamente due dimensioni flessibili, instabili, reversibili e correlate alla scelta individuale piuttosto che a obblighi sociali. Secondo modelli e meccanismi a loro poco comprensibili possiamo continuare a chiamarli bamboccioni; probabilmente, saranno loro ad insegnarci un nuovo paradigma di maturazione. Che terrà in considerazione proprio quelle componenti così distanti dagli adulti contemporanei: la digitalità, il pragmatismo e il presentismo.