RECENSIONI: Legge e libertà. La filosofia dell’educazione in Edda Ducci

Genesi e sviluppo di un’idea

Di solito, quando un professore ordinario lascia l’insegnamento per raggiunti limiti d’età, gli allievi più fedeli invitano i colleghi del loro Maestro a pubblicare articoli, saggi e contributi vari in un volume di Studi in onore di…..e vi aggiungono il nome. Edda Ducci, pedagogista tra i più incisivi del Secolo scorso, ha lasciato l’università di Roma 3, improvvisamente, quindi precludendosi il rito che accompagna, come si è appena detto, l’itinerario della propria esistenza terrena.

Un libro, dovuto ad un dottore di ricerca dell’Antoniano, oggi, tuttavia, può riconsegnarci il corposo lavoro di ricerca compiuto dalla Ducci e destinato a lasciare una testimonianza esemplare di alcune idee illuminanti che debbono essere poste alla base di un settore della pedagogia che va sotto il nome di Filosofia dell’Educazione e che, come tale, figura nei curricoli accademici. Si tratta di Legge e libertà. La filosofia dell’educazione in Edda Ducci (Editrice Limina Mentis, Villasanta (MB),2012). Se Edda Ducci richiama alla nostra mente i nomi di altri due suoi colleghi che in questo settore hanno dato contributi significativi per la fondazione epistemologica di questa disciplina – e sono da ricordare in particolare Francesco Mattei, dell’università di Roma che è stato suo grande amico e Franco Cambi, dell’università di Firenze – il libro di Andrea Muni ci autorizza ad attribuire in maniera netta e chiara i contenuti più specifici dei temi che sono indicati nel titolo del volume, ma anche quelli della filosofia e della pedagogia i quali danno senso e valore alla legge e alla libertà.

La loro enucleazione è fitta, perchè a legge e libertà si potrebbero aggiungere essere, umanazione, parola, linguaggio, dialogo, mistero, sacro e amore che nel pensiero di Edda Ducci danno alla filosofia il compito di “liberare l’umanità dell’uomo” e quindi promuovono e sollecitano una educazione “libera, liberatoria, liberante”. Certamente la filosofia della Ducci “ è difficilmente classificabile, perchè contiene elementi di personalismo, di ontologismo, di esistenzialismo ed è di sicura ispirazione cattolica, eppure ha tratti di originalità tali per cui è impossibile attribuirle etichettature univoche a meno di ricadere in arbitrarie forzature”(pg.298). Ma è anche discutibile non attribuire alla Ducci l’appartenenza a quel movimento di idee che è il personalismo che pure trae origini dal pensiero tomista e che in Italia ha avuto insigni rappresentanti come Stefanini, Agazzi, Flores d’Arcais, Catalfamo e Mencarelli, per non dire delle pietre miliari che sono stati Mounier e Maritain. In buona sostanza il personalismo cristiano della Ducci non si chiude nell’ideologizzazione, ma si apre al dialogo, anche a quello “minore” che sono stati i passaggi filosofici della fine Secolo e che hanno visto i più recenti contribiuti scientifici della Ducci. Così come la sottolineatura del carattere educativo della filosofia che pure ha permesso alla Ducci non solo di radicarsi sui classici, da Sofocle a Platone ed Aristotele, ma anche in Kierkegaard, Ebner e Fabro. Indubbiamente le vasta e profonde lettura dei classici trovano un respiro profondo nella filosofia della Ducci che attribuisce alla pedagogia un compito altrettanto specifico: non quello delle competenze, delle abilità e delle conoscenze, “ma del suo essere relazionale e dialogico”. Come annota il Muni: “fine dell’educazione per la Ducci è liberare l’umanità dell’uomo, risvegliando in lui la sua anima, in cui è originariamente presente (per partecipazione di figliolanza) l’amore, la libertà e la legge di Dio” (p.302). La pedagogia della Ducci è “una pedagogia della libertà”, bene fondata e direzionata. Scaturisce da una filosofia dell’educazione, non da una teologia dell’educazione che pure avrebbe potuto essere un’altra strada da percorrere con l’intelligenza, l’acume e la profondità culturale di questa Autrice che resta una delle più autorevoli rappresentanti di questo ambito di ricerca che ancora ha tanto cammino davanti a sè.